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Teatr Nowy un teatro all’estero

TEATR NOWY di Poznań – Polonia

Regista residente dal 2006 al 2014

Spettacoli diretti: 
Sei Personaggi in cerca d’autore (Sześć postaci szuka autora)
di Luigi Pirandello
(122 recite, in scena dal 2006 al 2010) 

Il raggiratore (Oszust)
di Carlo Goldoni
(170 recite, in scena dal 2009 al 2014)

Lo Sceicco bianco (Biały Szejk)
di Federico Fellini
(73 recite in scena dal 2012 al 2014)

“La Pologne? La Pologne? Deve esserci un freddo terribile, vero?” mi ha chiesto, e ha tirato un sospiro di sollievo. Infatti sono saltati fuori tanti di quei paesi che la cosa migliore è parlare del clima. “Oh, signora” vorrei risponderle “i poeti del mio paese scrivono in guanti. Non dico che non se li tolgano mai; quando la luna scalda, allora sì. In strofe composte di grida tonanti, perché solo questo penetra attraverso il mugghio della tempesta, cantano l’esistenza semplice dei pastori di foche. I classici incidono con ghiaccioli d’inchiostro su cumuli di neve calpestati. Gli altri, i decadenti, piangono sul destino con stelline di neve. Chi si vuole annegare deve avere una scure per fare un buco nel ghiaccio. Oh, Signora, mia cara signora!” E’ così che vorrei risponderle. Ma ho dimenticato come si dice foca in francese. Non sono sicura del ghiacciolo e del buco nel ghiaccio.
“La Pologne? La Pologne? Deve esserci un freddo terribile, vero?” “Pas du tout” rispondo glacialmente.

Wisława Szymborska
Traduzione di Pietro Marchesani

Antefatto
Esiste una sorta di preistoria nel mio amore per la Polonia. Il primo volume della collezione Teatro di Einaudi che ho comprato, a quindici anni, è stato il Matrimonio di Gombrowicz. La Polonia per me allora era una terra distante, un mondo d’Oltrecortina: un francobollo grigio con un sommergibile che affiora; me l’aveva regalato mio nonno, per la mia collezione di bambino. La Polonia e la sua lingua hanno iniziato a prendere, nella mia testa, una forma reale grazie a Pietro Marchesani. Ho conosciuto Pietro portando in scena Il Pazzo e la Monaca di Witckacy. La sua Polonia è una Polonia di fotografie in bianco e nero. Mi racconta delle dune di sabbia al nord, di Cracovia, della biblioteca dell’Università Jagellonica. Parla di tempi buii, dove persino i caratteri della macchina da scrivere erano preventivamente controllati, dove nelle case si bisbigliava per il timore d’essere ascoltati. Ma, nelle sue foto di giovane lettore, Pietro appare sorridente e circondato da belle studentesse dai colori chiari.

Bruno Schulz - il Profeta sommerso
Trieste Museo della Revoltella / Genova Museo di S. Agostino catalogo edizioni Scheiwiller
Un giorno Pietro mi dice che devo raggiungerlo a Trieste: al Museo Revoltella c’è una mostra su Bruno Schulz, 70 disegni e l’unico “olio” sopravvissuto. Il catalogo, pubblicato da Scheiwiller gli è costato sei mesi di notti insonni. Tre mesi dopo, apre a Genova nel Museo di Sant’Agostino.

La Classe Morta
Durante una cena con Pietro Marchesani, Luigi Marinelli, ordinario di lingua e letteratura polacca alla Sapienza di Roma, mi dice di avere il dattiloscritto de La Classe Morta di Kantor. “Mai tradotta in Italia!”, aggiunge Pietro. La notizia per me è storica, clamorosa. “Dobbiamo assolutamente pubblicarla!” urlo entusiasta. Chiamo Tonino Conte, il suo “naso”, come dice lui, è infallibile: contribuisce anche il Teatro della Tosse, va pubblicato! Pietro fa il resto: convince Scheiwiller e La Classe Morta esce per i suoi tipi.

Wisława Szymborska e Pietro Marchesani
Grazie a Pietro ho incontrato Wisława Szymborska. La prima volta a Bologna: Pietro Marchesani, traduttore italiano dell’opera omnia della Szymborska, è accanto a lei. Wisława commossa, dice al microfono senza di te in Italia non esisterei!. Tradurre da una lingua “disperatamente” inaccessibile come il polacco è ricreare poesia. Ora che balbetto qualche parola di polacco cerco Pietro nella metrica della Szymborska, godendomi, in italiano, le poesie di Pietro, lasciando che sia Wisława, per una volta, a fare da “testo a fronte”, ad aiutarmi a decifrare una traccia di Pietro impigliata in un verso.

Faust di Janusz Wiśniewski al Teatr Nowy di Poznań
Faust del Nowy Teatr, diretto da Janusz Wiśniewski, per me è il portone che si spalanca sulla Polonia. Nell’agosto 2005 sono al Festival di Edimburgo. Venti spettacoli da vedere in tre giorni. Faust non c’è. Debutta dopo la mia partenza. Corrado d’Elia, mio fraterno amico, si ferma qualche giorno in più e lo vede. Devi prenderlo, assolutamente!. Volo a Poznań al Teatr Nowy. E per la prima volta varco il portone di quello che per sette anni sarà il mio teatro.

Il Teatr Nowy
Il Teatr Nowy di Poznań è prima di tutto una casa. Una casa del Teatro, una casa degli Artisti. Oltre alle tre sale da quattrocento, duecentoventi e centocinquanta posti, il Nowy Teatr, in un unico edificio, assembla sale prove, magazzini, laboratori di sartoria e scenografia, uffici, ristorante per pubblico e dipendenti aperto dalle nove del mattino a mezzanotte e due piani di appartamenti per gli ospiti. E poi sale trucco per trasformare gli oltre quaranta attori della compagnia stabile in decine, centinaia di personaggi; lo studio del “dramaturg” tappezzato di libri, stipato di casse di programmi di sala, per elaborare copioni, raccontare spettacoli... Fuori i meno sedici gradi dell’inverno polacco non invitano ad uscire; a volte la settimana scorre per intero all’interno di questo microcosmo. Il Teatr Nowy è diventato il nostro sguardo in soggettiva verso la Polonia. Da lì parte e lì ritorna ogni nostra scorribanda: Cracovia, Varsavia, Zakopane, Toruń, Lódź, Wrocław. Campagne, fiumi, treni, stazioni; Danzica che ci attende e voglia di tornare, come a casa, come in Polonia.

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